La casella del Quirinale
I rapporti tra le formazioni politiche (chiamarle forze politiche oggi come oggi sembra davvero eccessivo) si ingarbugliano, in questa fase ormai preelettorale, con percorsi che appaiono spesso incomprensibili. Ci si potrebbe capire qualcosa di più se si concentrasse l’attenzione non sulla battaglia per la conquista di Palazzo Chigi, ma per quella della successione a Giorgio Napolitano, che sarà il primo e fondamantale impegno della prossima legislatura.
20 AGO 20

I rapporti tra le formazioni politiche (chiamarle forze politiche oggi come oggi sembra davvero eccessivo) si ingarbugliano, in questa fase ormai pre-elettorale, con percorsi che appaiono spesso incomprensibili. Ci si potrebbe capire qualcosa di più se si concentrasse l’attenzione non sulla battaglia per la conquista di Palazzo Chigi, ma per quella della successione a Giorgio Napolitano, che sarà il primo e fondamentale impegno della prossima legislatura. Chiunque otterrà la presidenza del Consiglio, infatti, si troverà a gestire una situazione difficile, sottoposta a diktat europei stringenti e difficilmente reggerà a lungo, a causa del carattere delle coalizioni annunciate o in formazione, che appaiono ancora meno coese di quelle precedenti. La presidenza della Repubblica, invece, durerà per sette anni, sarà inamovibile ed eserciterà un potere di indirizzo reale e accresciuto, com’è accaduto nell’ultimo anno, dalla debolezza del sistema politico e istituzionale.
Se si parte da questo punto di vista, per esempio, si capisce meglio la telenovela delle relazioni tra Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. Al primo sarebbe toccato sedere a Palazzo Chigi, grazie anche all’appoggio del secondo, che avrebbe puntato al Quirinale, almeno stando alle voci più accreditate. Quel patto, però si è scontrato con gli interessi di altri concorrenti, da Romano Prodi, non a caso sponsorizzato da Nichi Vendola per far saltare l’intesa del Pd con Casini, a Giuliano Amato, a Massimo D’Alema. Per non citare la candidatura naturale di Mario Monti: molte delle dichiarazioni a favore di una prosecuzione dell’esperienza di governo del professore hanno lo scopo di sgombrare il campo da un concorrente pericoloso per il Quirinale.
Oltre che gli accordi tra i leader politici, difficili da far rispettare con il voto segreto di mille grandi elettori, per il Quirinale conterà la composizione della platea elettorale, ed essa dipende dalla legge elettorale. La convergenza che si profila tra Udc e centrodestra per una riforma di segno proporzionale – che segna la presa di distanze più netta dell’Udc da Bersani – può avere lo scopo di ridurre il peso del Pd nella scelta del candidato alla presidenza della Repubblica. Nella situazione di impasse che ne potrebbe derivare, una soluzione di buon senso indicata da alcuni sarebbe una rielezione di Napolitano. Il presidente ha negato di essere disponibile, per ragioni di età, a un prolungamento del suo servizio e solo di fronte a una grave necessità potrebbe accettare di cambiare idea. In ogni caso, individuare una figura con un analogo profilo sarebbe un modo ragionevole per sbrogliare una matassa che altrimenti potrebbe farsi inestricabile.